VILLAGGIO
OLIMPICO
EX MOI
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Il 28 ottobre 1933 a Torino si inaugurano i nuovi Mercati
Ortofrutticoli all’Ingrosso (MOI) progettati da Umberto Cuzzi. Il complesso
sorge nella zona sud della città, a due passi dalla stazione di smistamento e
dalla dogana. Considerato tra i migliori
esempi di architettura razionalista torinese, il progetto è situato tra via
Giordano Bruno e il tracciato ferroviario. Il MOI era costituito da due serie
simmetriche di sette gallerie in calcestruzzo armato, speculari rispetto ad una
piazza centrale interna sulla quale si apre l’ingresso principale. Nel 2001 il
complesso viene dismesso, quindi restaurato per accogliere parte del villaggio
olimpico.
VILLAGGIO
OLIMPICO
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Il villaggio olimpico è stato costruito in occasione delle
Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Progettato dall’architetto Benedetto
Camerana, le palazzine si trovano in corrispondenza dell’arco Olimpico e potevano
ospitare fino a 2600 persone per un'area
di 100'000 metri quadrati; il costo fu di 140 milioni di euro e i lavori
durarono per ben cinque anni. Dopo le Olimpiadi il villaggio doveva essere
riconvertito in complesso residenziale permanente con case di civili, campus
residenziale per i militari e foresterie universitarie.
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Dopo i Giochi invernali, la zona dell’ex MOI è rimasta
sostanzialmente in attesa di una nuova destinazione per ben sette anni. Nel
marzo del 2013 è stata occupata da un primo gruppo di migranti, che si è poi
esteso notevolmente negli anni successivi, diventando di circa 1.300 persone, tanto
da essere definito “villaggio profughi”. Molti degli occupanti sono richiedenti
asilo, ma ci sono altri che non hanno titolo per farne richiesta e che devono
essere gestiti diversamente. La loro presenza, infatti, ha portato in diverse
occasioni momenti di tensione con gli abitanti della zona.
OGGI
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Quattro delle dodici palazzine che compongono l’ex Villaggio
Olimpico, oggi sono occupate da migranti della prima emergenza nord Africa
e migranti medio orientali dilaniati
dalla guerra.
Queste palazzine, chiuse da diversi anni, presentavano i primi
segni di cedimento e nel marzo di tre anni fa, circa duecento migranti senza
una destinazione le hanno occupate abusivamente. In un secondo momento una vasta catena di
solidarietà ha creato le
condizioni perché potessero sopravvivere con dignità, facendo diventare le palazzine un ammortizzatore sociale autogestito.
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Nonostante ci sia stato un tentativo di riqualificazione la
situazione rimane critica, segnata da episodi di violenza nei confronti dell’ex
MOI e dei cittadini stessi. In seguito a episodi di vandalismo ripercorsi
durante tutto il corso dell’anno, il 22 novembre 2016 maggior parte dei
migranti sono scesi in piazza per
protestare riguardo le proprie condizioni sociali.
Ecco un estratto dell’articolo del Torino Post riguardante
l’accaduto:
“Intorno alle 21 di
mercoledì 22 novembre a Torino ci sono stati momenti di forte tensione nei
pressi dell’ex villaggio olimpico. Alcune centinaia di migranti hanno infatti
protestato, in modo piuttosto violento, per i mancati fondi promessi dallo
stato e perché aspettano da tempo la sistemazione in strutture più idonee.
Secondo alcuni testimoni l’episodio
iniziò vicino all’ingresso della sala scommesse Match Point in via Giordano
Bruno dove, secondo alcuni testimoni, sono esplose due bombe carta. Alla polizia non è ancora chiara l’identità
del colpevole nonostante continui a indagare. In seguito all’esplosione alcune
centinaia di migranti sono scese in strada, urlando “italiani razzisti” e
bloccando le vie di accesso della zona. Successivamente il lancio di un grosso petardo ha contribuito ad aumentare
la tensione e su segnalazione degli abitanti, sul posto è intervenuta una camionetta
dei vigili del fuoco scortata dalla polizia e qualche decina di uomini in
tenuta antisommossa. Poco dopo la mezzanotte la situazione è tornata alla
normalità, seppure con alcuni cartelli stradali divelti, cassonetti ribaltati e
automobili danneggiate”.
A inizio settembre, il
comune di Torino aveva annunciato di voler eseguire un nuovo censimento dell’ex
MOI, per avere un’idea più precisa sugli occupanti e sull’effettiva quantità di
richiedenti asilo. Questo gennaio, l’attuale sindaca Chiara Appendino ha
chiesto alla Compagnia di San Paolo di
finanziare un progetto per la ricollocazione e il reinserimento dei richiedenti
asilo. La proposta è stata accolta, ma solo se finalizzata a risolvere il
problema nella sua interezza e non solo all’emergenza: deve quindi pensare
all’inserimento lavorativo e sociale dei migranti. Il piano di sgombero è stato condiviso da buona parte degli schieramenti politici, a partire dall’ex sindaco Piero Fassino (PD). A questo proposito ultimamente è stata intensificata la presenza delle forze dell’ordine nella zona, con controlli intorno al perimetro dell’ex MOI coordinati dalla Questura di Torino.
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